Fotografare i pianeti in alta risoluzione
Fotografare Saturno con i suoi anelli o le bande di Giove richiede un approccio diverso da quello del profondo cielo. Il nemico non e' il buio, ma la turbolenza dell'atmosfera, e la tecnica per batterla si chiama lucky imaging.
Il problema della turbolenza
L'aria in movimento sopra di noi deforma di continuo l'immagine dei pianeti, facendola tremolare e sfocare. Una singola fotografia coglie quasi sempre un istante deformato. La soluzione non e' scattare una foto, ma registrare un filmato di migliaia di fotogrammi, sperando che in mezzo ce ne siano alcuni nitidi.
Lucky imaging
Tra le migliaia di fotogrammi del video, alcuni catturano attimi di calma atmosferica in cui i dettagli sono nitidi. Un software analizza il filmato, seleziona automaticamente i fotogrammi migliori, li allinea e li somma. Il risultato combina la nitidezza dei momenti buoni con il basso rumore della somma di tante immagini, ottenendo un dettaglio impossibile da raggiungere con un singolo scatto.
Attrezzatura
Servono un telescopio con buon diametro (l'apertura conta per la risoluzione), una camera planetaria veloce capace di molti fotogrammi al secondo e, spesso, una lente di Barlow per aumentare la scala dell'immagine fino al campionamento ottimale. La messa a fuoco precisa, una montatura che insegua bene e l'attesa delle notti stabili contano piu' di qualsiasi accessorio costoso. Anche uno smartphone, su Luna e pianeti luminosi, puo' dare le prime soddisfazioni.
L'elaborazione finale
Dopo la somma, una accorta accentuazione dei dettagli (la "sharpening" con wavelet o deconvoluzione) rivela le divisioni negli anelli di Saturno, i festoni nelle nubi di Giove, le calotte di Marte. Il segreto e' la misura: esagerare introduce artefatti e rumore che non appartengono al pianeta. Riprendere a colori o combinare canali separati permette di restituire le tinte reali.
Una disciplina a parte
La ripresa planetaria e' diversa dalla fotografia del profondo cielo descritta nella guida all'astrofotografia: cambia tutto, dagli strumenti al metodo. Per scegliere il telescopio adatto, vedi la guida ai telescopi; per inquadrare i bersagli, quella al Sistema Solare.
Il fattore atmosfera e la rotazione
Nella ripresa planetaria il limite vero non e' lo strumento ma l'atmosfera: la qualita' del "seeing" decide quanto dettaglio sara' possibile estrarre, e nessuna elaborazione recupera cio' che la turbolenza ha cancellato. Per questo si attende che il pianeta sia alto sull'orizzonte, si osserva da siti con aria stabile e si riprende quando le immagini in tempo reale appaiono piu' ferme. C'e' poi un vincolo curioso: Giove ruota in meno di dieci ore, quindi il filmato non puo' durare troppo, altrimenti i dettagli si "spalmano" per la rotazione; software dedicati permettono di derotare le immagini per aggirare il problema. Saturno, piu' lento, concede tempi piu' lunghi. Conoscere questi limiti aiuta a pianificare la sessione e a non attribuire allo strumento difetti che dipendono dal cielo.
Dai pianeti alla scienza amatoriale
La ripresa planetaria ad alta risoluzione non e' solo un esercizio estetico: puo' avere un reale valore scientifico. Le immagini accurate e datate di Giove documentano l'evoluzione delle bande, la comparsa di nuovi ovali e perturbazioni, i cambiamenti della Grande Macchia Rossa; quelle di Marte registrano tempeste di polvere stagionali e la variazione delle calotte polari; quelle di Saturno colgono di tanto in tanto fenomeni rari come le grandi tempeste bianche. Esistono archivi internazionali che raccolgono le immagini planetarie degli astrofili di tutto il mondo, costruendo una sorveglianza continua che nessun grande osservatorio potrebbe garantire da solo, e che fornisce contesto persino alle missioni spaziali. Per contribuire occorre curare la calibrazione del colore, registrare con precisione data e ora di ogni ripresa e adottare standard condivisi nell'elaborazione, evitando l'eccesso di accentuazione che introduce dettagli falsi. Cosi' la passione per il dettaglio si trasforma in un dato utile. E' un campo in cui la diffusione geografica degli osservatori, distribuiti su tutti i fusi orari, permette di seguire un pianeta quasi senza interruzioni, intercettando fenomeni che durano poche ore e che altrimenti passerebbero inosservati.
Domande frequenti
Perche' si registra un video invece di scattare una foto?
Perche' la turbolenza atmosferica deforma di continuo l'immagine: un video di migliaia di fotogrammi permette di selezionare e sommare i pochi istanti nitidi (lucky imaging), ottenendo molto piu' dettaglio.
Serve un telescopio grande per i pianeti?
Un diametro maggiore aiuta la risoluzione, ma contano molto anche la stabilita' dell'aria e la tecnica. Buoni risultati si ottengono gia' con strumenti di medio diametro nelle notti calme.
Posso fotografare i pianeti con lo smartphone?
Per Luna e pianeti luminosi si', avvicinando la fotocamera all'oculare o con un adattatore. Per il massimo dettaglio servono pero' una camera planetaria veloce e il lucky imaging.